Il territorio e
gli ambienti
 
« Indietro I borghi - Montegrino Valtravaglia e la chiesa di San Martino

a cura di alunni e insegnanti della secondaria di I grado di Luino

Montegrino Valtravaglia

Il nome ‘Montegrino’ indica un monte dove originariamente erano assai diffusi gli aceri, insieme ad altre latifoglie e conifere, quest’ultime piantate in epoca più recente. Similmente si può desumere che anche ad Agra fossero presenti molti esemplari di acero, da ‘agher’ (‘acero’ in dialetto antico). Due sono gli itinerari che si propongono: quello verso la chiesetta di san Martino e quello del laghetto di Montegrino e dei boschi vicini. Merita una visita anche il centro storico del paese, che, ricordiamo, ha dato i natali al famoso pittore dell’Ottocento Giovanni Carnovali, detto il Piccio. Un altro centro storico meritevole è quello della frazione di Bosco Valtravaglia. Nella chiesa di Bosco, nelle settimane attorno a Natale, è visitabile il grandioso presepe di radici creato da Fermo Formentini.



La chiesa di San Martino
• Il percorso
All’ingresso del paese un cartello (sulla destra) segnala la chiesetta di san Martino e il sentiero che vi conduce. La chiesa infatti si trova all’esterno dell’abitato, in mezzo al bosco, ed è raggiungibile grazie ad un agevole sentiero di circa 300 metri. Lungo il tragitto si possono osservare numerosi fiori, piante e, se si è fortunati, animali (o le loro tracce). Il ‘brugo’ è un arbusto comunemente chiamato ‘erica’, caratterizzato da una bella e lunga fioritura con piccoli fiori viola o bianchi. Questa pianta dà il nome alla brughiera, un terreno abbastanza pianeggiante e argilloso, ricoperto prevalentemente da brughi e ginestre. Il brugo si trova in zone soleggiate e cresce in grande quantità anche su terreni rocciosi. Il crocus è una specie protetta, nonostante se ne trovino molti esemplari nei nostri boschi. E’ generalmente bianco (ma a volte anche rosa), ha il pistillo giallo e la corolla a forma di coppa. E’ uno dei primi fiori a sbocciare agli inizi di marzo. L’ anemone dei boschi è un piccolo fiore dai petali bianchi e delicati, ha pistilli gialli e un leggerissimo profumo. La primula deve il suo nome al termine latino primus che indica la precocità della sua fioritura, subito dopo la scomparsa della neve; ce ne sono ben cinquecento specie: annuali o perenni, di pochi centimetri o di molti decimetri, spontanee o create artificialmente; tutte sono accumunate da fiori allegri e coloratissimi; quelle selvatiche sono di norma giallo canarino. I ciliegi selvatici (prunus) hanno fiori bianchi (o rosa pallido) e piccoli frutti, purtroppo insapori.



• La chiesa e la sua storia
Il panorama, una volta arrivati sul sagrato erboso, è spettacolare. In una limpida giornata di sole si possono riconoscere il Campo dei Fiori, il monte San Martino, la canonica di Brezzo di Bedero, le valli, gli abitati sottostanti e la costa piemontese del lago. La chiesetta domina la valle ed è ben visibile dal basso. Non si hanno notizie precise sulla sua fondazione, ma risultati di scavo e qualche particolare architettonico fanno pensare a un’origine molto antica. L’edificio attuale deriva da una ricostruzione del XVII secolo. Nel corso dei secoli numerosi sono stati gli interventi sia di modifica sia di restauro. Forse è stata la prima chiesa parrocchiale del paese. Se poco si sa sulle origini dell’edificio, si conoscono invece gli autori degli affreschi che si trovano all’interno: Guglielmo da Montegrino (ritratto di S. Bernardino) e “Dominichus De Pocetis” della Valsolda (ritratto di San Martino), entrambi operanti nella prima metà del Cinquecento.



• Le due chiese di S. Martino
A pochi chilometri di distanza, sorgono due chiese dedicate allo stesso santo: quella di Montegrino e quella di S. Martino in culmine a Duno. Una leggenda vuole che la loro costruzione sia stata contemporanea, ma dovuta una all'opera del santo (quella di Montegrino) e l’altra all’opera del diavolo (quella di Duno) che in realtà intendeva costruire un tempietto pagano. Le attività procedevano parallelamente: il santo e il diavolo controllavano da lontano l'uno l'operato dell'altro e non disdegnavano, addirittura, di prestarsi aiuto vicendevole, scambiandosi gli attrezzi che gli mancavano. Ma quando il diavolo chiese a San Martino di prestargli il martello, per un’ultima rifinitura, il santo non negò il suo aiuto ma, furbescamente, lanciò l’utensile attraverso la valle avendo cura che esso si presentasse al diavolo sotto forma di croce (cioè con la parte metallica in alto). Alla vista del simbolo della religione cristiana, il demonio inorridì e, terrorizzato, sprofondò nelle viscere della terra creando la caverna che ancora oggi è visibile sotto la chiesa. Il martello proseguì la sua corsa e finì con il conficcarsi sulla sommità dell'edificio costruito dal diavolo, consacrandolo alla fede cristiana. San Martino, ridendo soddisfatto, salì sulla cima del monte e prese possesso dell'edificio in nome di Dio.

• I nostri San Martino
L’iconografia tradizionale ritrae San Martino quasi sempre nell’atto di dividere il mantello con il povero; partendo dall’affresco di San Martino all’interno della chiesa, abbiamo provato a rielaborarlo con tecniche differenti. Che ve ne pare?



Curiosità
•San Martino
Il santo a cui è dedicata la chiesetta di Montegrino nacque nell’attuale Ungheria nel 316-317, figlio di un ufficiale militare dell’Impero romano (venne chiamato Martino proprio in onore del dio Marte); all’età di 15 anni divenne anch’egli soldato e mentre si trovava in servizio in Gallia, divise in due il suo mantello per soccorrere un mendicante seminudo. Il Signore lo ricompensò ricomponendo miracolosamente il mantello e inviando alcuni giorni di clima mite quando oramai si era al sopraggiungere dell’inverno. A questo episodio è legata la nascita dell’espressione “estate di San Martino” per indicare quel provvisorio rialzo termico che si registra abitualmente nella seconda decade di novembre.

Il laghetto e… il resto
Arrivati poco prima del centro abitato si segue, a destra, la strada per i Sette Termini. Si può arrivare in auto fino al laghetto nella cosiddetta “pineta alta”. Da qui un breve percorso a piedi, all’interno del bosco circostante consente di raggiungere il cosiddetto masso altare e alcune trincee della “Linea Cadorna”.

• Il laghetto
Il laghetto ha origine da una sorgente sotterranea e per questo viene chiamato “laghetto delle bolle”. E’ popolato da numerosi anfibi (rospi, rane rosse e verdi) ed è caratterizzato da una tipica vegetazione palustre: canne, iris d’acqua, ninfee, lenticchie d’acqua ecc. Gli iris d’acqua hanno foglie molto lunghe e fiori di colore giallo intenso; le ninfee hanno larghe foglie e fiori bianchi o gialli galleggianti; le lenticchie d’acqua sono piante galleggianti, con foglioline a disco e vivono nella zona centrali dello stagno. Nel bosco si notano begli esemplari di abete rosso. Si tratta di un albero dalla figura slanciata, la cui corteccia rossiccia si presenta sottile e squamosa. I rami principali sono orientati verso l’ alto mentre quelli secondari sono penduli; le foglie sono aghiformi e hanno una bella tonalità verde scuro.



• Le incisioni rupestri sul masso altare
A poca distanza dalla strada asfaltata (si possono seguire i cartelli) si trova il masso altare, un grande sasso con incisioni rupestri. Anche se a fatica, si intravedono coppelle (sorta di piccole coppe scolpite nella roccia), croci e figure antropomorfe forse raffiguranti un guerriero e un sacerdote. Sulla roccia circostante sono ben visibili dei licheni. Circa 15 mila anni fa, quando il ghiacciaio del Ticino lasciò definitivamente libere le rocce, su di esse non vi era nulla. I primi ad ‘arrivare’ furono i licheni che favorirono la formazione del terriccio necessario alla nascita dei muschi. La loro crescita è lentissima: per raggiungere un millimetro di spessore questi particolari esseri viventi impiegano ben dieci anni.



• Le trincee
Poco all’interno del bosco sono visibili alcune belle e ampie trincee appartenenti alla “Linea Cadorna”. Sono ancora riconoscibili panche di pietra dove i soldati si potevano sedere e nicchie dove venivano riposte le munizioni.

« Indietro I borghi - La “Linea Cadorna” a Cassano Valcuvia

a cura di alunni e insegnanti della secondaria di I grado di Luino


Il percorso
Una volta arrivati nel centro di Cassano Valcuvia si possono visitare a piedi alcuni tratti della “Linea Cadorna”. Si parte dalla piazzetta vicino al parcheggio (a pochi passi dal municipio), ci si dirige verso il sentiero per la via Crucis, qui sono visibili tratti di trincea all’aperto. Lungo il percorso ci sono cartelli con informazioni storiche su luoghi, avvenimenti e anche armi ed attrezzi utilizzati in battaglia. Per scendere invece nelle gallerie interne occorre informarsi presso il municipio o il Centro documentale. Quest’ultimo (in via Costanza 2, poco distante dalla sede comunale), di recente realizzazione, merita una visita.

La “Linea Cadorna”
La Linea di difesa alla Frontiera Nord, comunemente denominata “Linea Cadorna”, è una linea difensiva costruita tra il 1916 e il 1917.
E' costituita da strade, trincee, fortificazioni e gallerie. Si estende per 72 km, lungo il confine tra Italia e Svizzera. Fu ideata e realizzata sotto il comando di Luigi Cadorna, capo di stato maggiore dell'esercito italiano. Una volta portata a termine non venne mai utilizzata.
Nei diversi tratti della Linea si potevano trovare: posti di comando, osservatori, linee di trincea, postazioni di artiglieria e mitragliatrici, magazzini, strade militari ecc.
A Cassano Valcuvia esistono ancora e sono visitabili: trincee, gallerie sotterranee, case matte, postazioni per mitragliatrici, strade militari ecc.
Altri manufatti della linea sono visibili: a Germignaga, a Brezzo di Bedero, a Montegrino, a Luino, sul lago Ceresio, presso il castello di Cuasso, sul monte Marzio, sul monte Piambello e, soprattutto, sul monte San Martino.

Il Centro Documentale Frontiera nord “Linea Cadorna”
Il Centro Documentale Frontiera nord “Linea Cadorna” è un percorso espositivo inaugurato nel 2012. I temi sono: la “Linea Cadorna”, la Battaglia di San Martino, il contesto ambientale della Valcuvia e le attrattive storiche e culturali del territorio. Le sei sale espositive sono multimediali con strumentazioni audiovisive, pannelli iconografici, punti interattivi; non mancano documenti ed oggetti relativi ai temi trattati.
Nelle prime tre sale si spiegano genesi e caratteri delle linea difensiva. Nella quarta viene illustrata la battaglia partigiana del San Martino, la prima della Resistenza italiana. Nella quinta vengono presentati geologia, geomorfologia, fauna, flora dell’ambiente naturale. Nella sala polifunzionale si può effettuare un approfondimento sul territorio sotto vari punti di vista (museali, archeologici, monumentali, naturalistici ecc.).

Galleria fotografica
Pressoché ogni paese di queste valli tra il Verbano e l'entroterra nasconde tesori d'arte e natura. Vi si trovano percorsi immersi nel verde, nuclei storici, musei, monumenti religiosi e civili ecc. A Luino, il centro abitato principale, vanno segnalati: il lungo lago, le chiese, la stazione internazionale, la via Felice Cavallotti, il mercatone settimanale, la memoria di Vittorio Sereni e Piero Chiara ecc.
I comuni della Comunità Montana Valli del Verbano sono: Agra, Azzio, Brenta, Brezzo di Bedero, Brinzio, Brissago Valtravaglia, Casalzuigno, Cassano Valcuvia, Castello Cabiaglio, Castelveccana, Cittiglio, Cocquio Trevisago, Curiglia con Monteviasco, Cuveglio, Cuvio, Dumenza, Duno, Ferrera di Varese, Gavirate, Gemonio, Germignaga, Grantola, Laveno-Mombello, Luino, Maccagno, Masciago Primo, Mesenzana, Montegrino Valtravaglia, Orino, Pino sulla sponda del Lago Maggiore, Porto Valtravaglia, Rancio Valcuvia, Tronzano Lago Maggiore, Veddasca.
Per ognuno di essi, sui siti dei municipi, della Comunità Montana Valli del Verbano e della Provincia, si potranno ricavare le informazioni sui luoghi meritevoli di visita.
§ Qui, solo per fare un paio di esempi delle varie tipologie di attrattive storiche, artistiche e naturalistiche presenti, ci soffermiamo su Montegrino Valtravaglia e Cassano Valcuvia, mete di alcune delle uscite didattiche delle scuole dell’Istituto comprensivo statale Bernardino Luini.