Il territorio e
gli ambienti
 
Storia politica
Insediamenti preistorici e di età romana si trovavano lungo le rive del lago, nelle valli e in qualche località di montagna. Nell’alto Medioevo a grandi proprietà di monasteri, come San Pietro in ciel d’oro, si alternarono piccole signorie locali imperniate su castelli, pressoché su ogni altura esistente, da Pino a Laveno Mombello, Orino e Caravate.
Il centro militare più antico della zona fu quello della rocca di Travaglia sull’altura di Caldè. Attualmente di questo castello non è rimasto quasi nulla, eccetto alcuni resti di mura e una cisterna.
La rocca ebbe rilevanza, nel X secolo, durante le guerre tra l’imperatore Ottone I e Berengario II, re d’Italia. Intorno all'XI secolo la rocca e i castelli circostanti (sino a Mesenzana) furono sottoposti alla signoria dell'arcivescovo di Milano, fino a quando tutto non passò sotto il dominio dei Visconti, duchi di Milano.
§Agli inizi del ’400 la rocca restò caposaldo del ducato, quando sul Verbano si svolse il disegno eversivo (destinato al fallimento) di Facino Cane (condottiero dell’esercito visconteo), sorretto da famiglie nobili, come i Rusca e i Besozzi, e dai Mazzarditi, i famosi ‘pirati’ del lago Maggiore che controllavano le rive dal loro castello sull’isola di Cannero.
Nel XV secolo i duchi di Milano concedettero in feudo Luino e Valtravaglia ai conti Rusca e la Valcuvia ai Cotta. Questi feudi, con diverse suddivisioni, si prolungarono fino a tutto il Settecento con i Borromeo, i Marliani, i Lonati e i Morigia sul lago e con i Visconti Borromeo Arese e i Litta nell’entroterra.
Per secoli invece rimase isolato Maccagno inferiore, feudo dell’impero per leggendaria fondazione di Ottone I, assegnato ai Mandelli. Nel 1514 la conquista svizzera, da Locarno per breve tempo si estese sino alla Valcuvia; la rocca di Travaglia fu distrutta e i nobili luinesi furono lesti ad inneggiare alla conquista elvetica che si concluse nel giro di pochi anni.
L’occupazione francese e spagnola del ducato di Milano ebbe un lungo seguito di imposizioni militari. Solo in età austriaca, dall’inizio del Settecento, politiche più avvedute tesero a incrementare agricoltura, industria e commercio. §Il regno d’Italia napoleonico e la restaurazione austriaca portarono ai primi moti risorgimentali. Nel 1848 Garibaldi tentò da Luino di suscitare la rivolta popolare del Varesotto, senza riuscirvi. Solo nel 1859, con importanti episodi di guerra a Varese e a Laveno, il generale propiziò l’unificazione con il Piemonte.
Dopo le tragiche giornate del 1898 (la rivolta “del pane”), con una dozzina di vittime fra i lavoratori a Luino, le tensioni sociali incrementarono il movimento socialista e il sindacalismo cattolico. La Grande Guerra lasciò traccia nella Linea Cadorna, lunghe liste di caduti sulla pietra e fermò l’ascesa economica. Ci fu stasi durante il Fascismo, seppure con opere pubbliche come il rinnovamento di municipi, scuole e ospedali. Gli anni della Resistenza videro la battaglia del S. Martino, il nascere di formazioni partigiane, stroncate con l’eccidio della Gera (a Luino) e l’aiuto generoso all’espatrio dei perseguitati, di cui fu guida il parroco di Voldomino, don Piero Folli.

§ Storia religiosa
Quanto all’organizzazione religiosa, nell’XI secolo la diocesi di Como si estese alla Valcuvia forse precedentemente unita alla diocesi di Milano. Le prime pievi (organismi territoriali con clero residente nella chiesa matrice o canonica) così suddivisero il territorio: Pino e val Veddasca unite a Cannobio; il territorio da Maccagno inferiore a Castelveccana e nell’entroterra fino a Dumenza, Grantola e Mesenzana sotto Travaglia; la Valcuvia sotto Cuvio; Laveno sotto Leggiuno.
A poco a poco dalla chiesa matrice si staccarono le chiese parrocchiali con clero residente. Le chiese medievali in genere si trovavano all'esterno degli abitati insieme al cimitero, come la canonica di Bedero (la collegiata di San Vittore oggi nel comune di Brezzo di Bedero) e quella di Cuvio (oggi in comune di Cuveglio).
Ancor oggi è evidente la struttura romanica di molte chiese. Di origine preromanica sono il battistero di Domo e la chiesa di San Pietro a Gemonio. Romanici sono la collegiata di Bedero e il San Giorgio a Sarigo.
§ Non mancarono i conventi. A Luino ci furono i Carmelitani dell’osservanza (dalla metà del Quattrocento sino alla fine del Settecento); ad Azzio i Francescani si insediarono agli inizi del Seicento e vi rimasero sino alla soppressione definitiva del 1810. A Cuvio è nota l’esistenza di una ‘domus’ degli Umiliati.

Storia sociale
L’agricoltura ebbe i suoi punti di forza nella produzione di cereali (segale, miglio, panìco e successivamente mais), nella viticultura. La silvicoltura oltre alla legna da ardere si basava sulla grande diffusione del castagno, regolarmente innestato, prodotto base dell’alimentazione. L’allevamento riguardava specie ovine (capre e pecore) e bovine, con grande produzione di latte, caci e formaggi, particolarmente sulle montagne tra Valcuvia e Valtravaglia. Importante anche la pesca e la piscicoltura in specchi d’acqua sia naturali sia artificiali.
§ All’economia pastorale delle valli, fece riscontro il vivace commercio nei porti rivieraschi poiché non esisteva continuità di strade lungo le sponde. Alle gabelle di Luino e Maccagno (tra Cinquecento e Ottocento) si depositava il sale; a Maccagno lo si raffinava, sbiancandolo per esportarlo presso gli Svizzeri; lo si voleva infatti ben riconoscibile per evitare il contrabbando di ritorno. Ma il confine esaltò contrabbandi d’ogni genere, autentica risorsa dei poveri. Carlo V nel 1543 favorì Luino con il mercato, dapprima in alternanza con quello di Maccagno, poi esclusivo e destinato a grande crescita. Anche a Laveno nel Settecento ebbe vita un mercato di granaglie.
I commerci furono favoriti dall’importantissima via d’acqua del lago che collegava Milano con i passi alpini. Motivo di commercio furono anche i prodotti delle proto industrie. La calce che veniva cotta in tutte le aree con rocce calcaree, principalmente in Valtravaglia (v. i numerosi resti di fornaci) ed esportata via lago fino a Milano. Il legname era lavorato nelle segherie, particolarmente a Maccagno. Il macinato veniva prodotto nei mulini diffusi sia lungo ogni corso d’acqua. I metalli erano lavorati nei magli.
§ Nel Settecento ci furono le prime filande, di cui relativamente importante fu quella di Luino. A Porto Valtravaglia si sviluppò una grande vetreria. Agli inizi dell’Ottocento nacque anche un setificio a Germignaga. L’Unità favorì lo sviluppo industriale del secondo ’800. Setifici e cotonifici sorsero a Stivigliano Mesenzana, Ferrera, Rancio, Cuveglio ecc. A Luino e Germignaga furono in gran parte di capitale elvetico (Hussy, Steiner, Stehli, Bodmer e Gelpke); parallelamente si svilupparono le industrie di fonderia, meccaniche, meccano-tessili, chimiche, ecc.
Favorì tale sviluppo industriale e commerciale la ferrovia del S. Gottardo (con l’inaugurazione nel 1882 della stazione internazionale di Luino) che, con la Navigazione e le ferrovie minori (Luino – Ponte Tresa; Luino – Varese; Luino – Cittiglio), contribuì alla promozione del turismo e al conseguente sorgere di alberghi.
L’aumento della popolazione e la limitatezza delle risorse locali stimolava l’emigrazione che assunse nei secoli il carattere di qualificata migrazione di mestiere, nell’edilizia (muratori, decoratori, fumisti, stuccatori ecc.), anche con sviluppi imprenditoriali, e nel settore alberghiero (cuochi e camerieri).